sabato 3 dicembre 2016

LA RESILIENZA

La via per una completa integrità umana passa attraverso la resilienza. Superare le difficoltà non è soltanto una necessità dettata dagli eventi o dalla sfide che la vita ci propone, ma un percorso obbligato per chiunque voglia sentirsi “completo” sotto l’aspetto caratteriale.

Molti amici psicologi mi raccontano di come la maggior parte dei profili borderline provengono da storie infantili e adolescenziali durante le quali i soggetti hanno ricevuto “troppo” e magari sono stati serviti su un vassoio d’oro.

Il bozzolo della falena è stato aperto in maniera artificiale da chi pensava di fare del bene e invece ha fatto del male (* per capirci guarda la scena tratta dalla serie tv Lost ).

Una metafora ideale quella che Locke racconta al ragazzo, distrutto dalla sua dipendenza non vede l’ora di mettere le mani sulla droga. Possiamo imparare qualcosa ? Certo che si!

Locke : “in natura si lotta per diventare forti”.

Per dominare le proprie abitudini difettose e le proprie dipendenze il primo passo è resistere, ignorare la tentazione di prendere un coltello ed allargare il bozzolo, sia quando decidiamo per gli altri (collaboratori, figli, amici) sia quando sono gli altri a proporsi come nostri “salvatori”, o meglio ancora, quando siamo noi a decidere per noi stessi.

Credo che la massima “Per aiutare qualcuno evita di aiutarlo” renda bene l’idea. Una scena simile l’abbiamo vista nel film “Ray” di Taylor Hackford , quando la madre del bambino lo aiuta ad uscire dal “bozzolo” semplicemente resistendo all’istinto di soccorrerlo (puoi vedere la scena qui : http://www.ilcinemainsegna.it/video/il-valore-dellattesa/)

Come decliniamo questa scena nella vita aziendale ?

Nei mille bozzoli di falene tagliati ogni giorno dai tanti manager che non aspettano, vuoi per cultura, per incapacità o per mancanza di disciplina.

La cultura del solo profitto vede manager e falene come numeri , dunque l’integrità dell’uno e dell’altro poco importa.

L’incapacità può essere affrontata con un adeguato programma di formazione alla delega, mentre la disciplina è questione di “shenpa” .

Nel buddismo tibetano l’atteggiamento “shenpa” è quello di colui che non si attacca al problema, lo ignora, fino a quando si risolve da solo. Mi rendo conto che per noi occidentali suona “molto” strano, ma è un po’ come quando un morso di zanzara si risveglia e l’unico modo per evitare che il prurito si infiammi è smettere di grattarsi , “resistere”.

Pensiamo a tutte le dipendenze.

L’unico modo per smettere è smettere. Ignorare lo stimolo.
Quando un collaboratore sta imparando una nuova abilità, solitamente l’istinto del manager è quello di tagliare il bozzolo e favorire la nascita della falena . Vorrebbe intervenire, mostrargli come è semplice, aiutarlo oppure fare in autonomia (che faccio prima) . Fare “shenpa” vuol dire fermarsi dinnanzi a tale istinto e aspettare che passi. Solo in questo modo il collaboratore nascerà dal bozzolo, più forte e preparato di prima.

Solo così ci saranno sempre minori episodi in cui il manager sarà costretto ad intervenire, con innumerevoli vantaggi sulla sua efficacia e sulla gestione del team. Questa è il modo di responsabilizzare le persone , lasciando a loro la scelta di sbagliare o lottare.

Locke : “è la seconda volta che chiedi indietro la droga. Chiedila ancora e sarà tua”

“In natura si lotta per diventare forti” , vale trasversalmente per tutti. Per i figli, ma anche per i genitori che devono resistere alle tentazioni affettive. Per i collaboratori, ma anche per i manager che devono rinunciare al controllo, e per tutti noi, ognuno con le proprie dipendenze.

La scena sulla  Resilienza








La via del Transurfer - 
https://faregruppo.blogspot.it

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