venerdì 13 aprile 2018

DOMANDE E RISPOSTE SUI SOLDI

DOMANDA
«Il mio sogno costa carissimo e si trova lontano, nello spazio delle varianti. Io cerco sempre di visualizzarlo. Ma lei dice che non bisogna pensare ai soldi. Io e mio marito abbiamo sempre lavorato per qualcuno, anche senza rendercene conto. Ora stiamo cercando di uscire da quest’inferno, vorremmo aprire un nostro business, magari piccolo ma nostro. Per il momento il quadro si disegna a fatica, nessuno di noi ha né talento né esperienza di gestione di un business. Però c’è un fermo desiderio di cessare di lavorare per qualcuno. Si può considerare tutto ciò come “primi passi in direzione del fine”? Non vogliamo dipendere dallo stato e nemmeno lavorare solo per i soldi. Vorremmo che i soldi lavorassero per noi (potreb- bero essere investimenti, buoni del tesoro, redditi da affitti ecc.). Ci stiamo sbagliando? Voglio essere ricca e indipenden- te. Non visualizzo i soldi, ma li voglio avere, perché il mio fine, in equivalente monetario, è alto».

RISPOSTA
I soldi non sono il fine e nemmeno il mezzo per il loro raggiungimento. I soldi sono solo un attributo che compare e si aggiunge automaticamente nel cammino verso il fine. Se per il raggiungimento del fine servono soldi, vuol dire che salteranno fuori o si apriranno delle possibilità (porte) per guadagnarli. Ma perché ciò avvenga, occorre visualizzare il fine come se fosse già stato raggiunto. Bisogna fingere per quanto possibile, e vivere in questa realtà virtuale. Non si tratta di vagare tra le nuvole, ma di fare un lavoro concreto, se si fa girare la diapositiva sistematicamente e in modo mirato. Se proprio vuole, può chiamare questo lavoro “vagabondaggio mirato tra le nuvole”. Però, da queste altezze, si ricordi di scrutare attentamente la terra, per non trascurare le porte pronte ad aprirsi.

Quindi, non bisogna pensare ai soldi ma al fine, questa è la cosa più importante. In caso contrario lo specchio del mondo rifletterà solo le sue infruttuose ricerche di denaro. Attenzione però: questo non significa che i pensieri dovranno essere com- pletamente depurati da questioni finanziarie. Lei può, in modo altrettanto mirato, affermare il pensiero-forma: i soldi vengono a me in flusso crescente, ne ho sempre di più. I soldi bastano per tutto, posso comprarmi facilmente tutto quello che voglio. Non importa che ciò per il momento non corrisponda a realtà. La realtà si forma prima nei pensieri e poi nella vita reale.

Però mi raccomando: questo pensiero-forma non dovrà contenere né l’immagine “sto cercando soldi”, né la domanda “dove li posso prendere?”. Lei dovrà creare davanti allo spec- chio proprio quella situazione che deve formarsi come risultato finale (nel riflesso). In questo senso si può e addirittura si deve pensare ai soldi.

DOMANDA
«Perché i soldi non possono essere un fine? Diciamo che mi sono posta il fine di guadagnare ogni mese una certa somma di reddito passivo. Non ho idea di come si possa raggiungere questo fine. Lavoro con la diapositiva, ma non si realizza niente, perché? Teoricamente la vita mi dovrebbe portare sul-
la linea dove questo si realizza. ma, da quanto ho capito dai libri, lei dice che non ne viene fuori niente. Perché?». 

RISPOSTA
Le riuscirà sicuramente e stia anche attenta a non chiedere troppo poco! Il suo Fine le darà molto di più, cose che non ha nemmeno mai osato sognare. Quando una persona si muove verso il suo Fine, le si aprono davanti delle possibilità colossali. Allora le richieste di prima le sembreranno ridicole.

Non ho detto che non si possono attirare i soldi per mezzo della visualizzazione. Piccole somme di denaro si possono attirare veramente. Sarà invece poco probabile che si possano attirare somme più consistenti. Infatti serve l’unità di anima e ragione, una fede cieca nel fatto che i soldi arrivano. La ragione, però, si lascerà tormentare senza pausa dalle domande: «da dove mi arriveranno i soldi, in che modo?». E l’anima? Forse che l’anima ha bisogno di soldi?

Lei dirà: «Quando mi arriveranno, troverò il modo di spenderli e vivrò come vorrò». Ma qui sta il busillis: e come vuole vivere?

Poniamo la domanda in termini diversi: le servono i soldi o la sensazione di festa, gioia e senso della vita? Supponiamo che si sia realizzato il suo sogno: sta prendendo il sole a bordo del suo yacht che solca le acque del mar dei Caraibi. Cosa dice, pensa che in questa situazione lei proverebbe una sensazione di festa della vita? Difficile che sia così. Probabilmente proverebbe un senso di vuoto e una noia mortale. Provi a ricordare quante volte nel cammino verso il fine è stata accompagnata da una sensazione di azzardo, entusiasmo, slancio e, una volta raggiunto lo scopo desiderato, non ha più sentito nulla se non un senso di vuoto. Questo fenomeno si spiega molto semplicemente. La sensazione di felicità, gioia e pienezza della vita procura energia libera (energia d’intenzione), che si attivizza nel movimento verso il fine. Per quanto paradossale possa sembrare, si tratta più di una proprietà fisiologica che psichica. Proprio per questo la felicità si trova solo in itinere, durante il cammino e non nel punto di arrivo. Non c’è alcuna felicità nel futuro, perché essa è o qui e adesso o in un’altra linea della vita. È proprio questa linea della vita, la strada del fine, che bisogna cercare.

La strada è un cammino. Il fine qui può anche non essere obbligatoriamente un risultato concreto. Nella maggior parte dei casi è un processo continuo di autorealizzazione, di rivelazione delle proprie capacità in una qualche sfera. Se c’è movimento, c’è energia. Una volta giunti a destinazione, si va avanti.

E ora si immagini di essersi prefissa il fine di avere un reddito stabile. Supponiamo che abbia raggiunto il suo scopo e non abbia ora la necessità di guadagnare. Lei ha tutto. E come andrà avanti? Per un po’ potrà vivere spensieratamente, deliziarsi di ogni bene e di ogni meraviglia che l’agio procura. Ma presto comincerà a provare un senso di vuoto. Proprio questa sensazione attacca quei ricchi che non hanno un fine. Sono arrivati a destinazione, non hanno più una meta da raggiungere, cui aspirare, niente da volere. La vita si trasforma in un’assurda, seppur lussuosa, esistenza. Un’attesa logorante di qualcosa. Semplice sala d’attesa o sala d’attesa VIP, non cambia nulla, sempre di sala d’attesa si tratta. Forse si era più felici quando si viveva in miseria, ma ci si muoveva verso un fine! L’energia d’intenzione zampillava come una fontana e per questo si viveva veramente, non si tirava semplicemente a campare. Ecco, dunque, si ponga questa domanda: dove sta andando ora: verso la città di Smeraldo o verso una sala d’attesa?

Vadim Zeland
 
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