giovedì 30 giugno 2016

I FINI E LE PORTE

A molti di voi nell’infanzia è stato insinuato il pensiero che il successo si può raggiungere solo con il sudore della fronte. E anche che bisogna andare con insistenza incontro al proprio fine, superando ogni sorta d’ostacolo. Una delle opinioni comuni più errate è che occorra lottare per la propria felicità, occorra mostrare tenacia, caparbia, superare tutti gli ostacoli che si sovrappongono per conquistarsi un posto al sole. Si tratta di uno stereotipo falso ed estremamente dannoso.

Vediamo un po' in che modo si è formato. L’uomo di solito capita sotto l’influenza dei pendoli e devia dal suo cammino. è naturale che in questo caso trovi una moltitudine di ostacoli a intralciare la strada che è stato indotto a percorrere. Ma l’uomo vuole rincorrere la felicità, perciò si trova costretto a superare tutti questi ostacoli. Provate ad indovinare, in che cosa consiste il suo errore? Nel fatto che persegue un fine a lui estraneo attraverso una porta altrui? No. La risposta di nuovo vi sembrerà inaspettata, come tutto in questo libro. L’errore dell’uomo sta nella falsa convinzione: “Se supererò tutti gli ostacoli allora, li’ davanti, troverò ad aspettarmi la fortuna”. Ebbene, questo non è più che un’illusione. Li’ davanti non c’è nessuna felicità ad attenderlo. Per quanto l’uomo si sforzi, si troverà sempre in condizione di rincorrere un sole che sta tramontando. Su una linea altrui della vita nessuna felicità attende l’uomo, né in un futuro prossimo né in un futuro lontano  


Molte persone, dopo aver raggiunto con gran fatica il fine prefisso, non sentono niente, eccetto un senso di svuotamento. Dove è mai andata a finire questa felicità? Ma essa non c’era proprio fin dall’inizio, era solo un miraggio creato dai pendoli affinché l’uomo li nutrisse di energia lungo il cammino di una felicità illusoria. Ribadisco ancora una volta: davanti non c’è nessuna felicità, essa o c’è ora e adesso, sulla linea corrente della vita, o non c’è proprio.

In che cosa consiste la felicità nel modello del Transurfing? Forse arriva se si riesce a raggiungere il proprio fine? Non avete indovinato neanche questa volta. La felicità arriva durante il movimento verso il proprio fine attraverso la propria porta. Se una persona si trova sulla sua linea della vita, sul suo cammino, si sente felice già ora, anche se il fine è ancora davanti. Cosi’ la vita si trasforma in una festa. Quando poi il fine verrà raggiunto, la gioia raddoppierà. Ma già il semplice movimento verso il proprio fine trasforma ogni giorno in festa. Il movimento verso un fine altrui lascia sempre la festa in un futuro illusorio. Il raggiungimento di un fine altrui produce delusione e svuotamento, ma non certo felicità.

Il vostro fine è ciò che vi procura un autentico piacere. Non è ciò che apporta soddisfazione temporanea ma ciò che dà una sensazione di gioia di vita. La vostra porta è la via del movimento verso il vostro fine, e percorrendola provate entusiasmo e ispirazione. Non si può dire che in questa via tutto si dia sempre facilmente. L’importante è che il movimento verso la vostra porta non vi svuoti ma, al contrario, vi riempia di forze.

Se si va al proprio fine attraverso la propria porta, gli ostacoli si superano facilmente e la fatica non è un peso. Se invece nella via verso il fine investite tutti gli sforzi, lavorate senza ispirazione e vi stancate, significa che il fine non è il vostro o cercate di sfondare una porta che non è la vostra.

Rileviamo I segni caratteristici dei fini altrui.

Un fine altrui è sempre una violenza su se stessi, una costrizione, un obbligo. Se nel vostro fine provate un senso di necessità forzata, anche se minima, potete tranquillamente rinunciarci. Non sarete costretti a convincervi, se si tratta del vostro fine. Andare al proprio fine è un piacere. Il processo del suo raggiungimento procura piacere. A un fine altrui andate superando una moltitudine di ostacoli. Il cammino verso un fine altrui è sempre una lotta. Al pendolo serve che voi eseguiate puntualmente il vostro lavoro di rotella dell’ingranaggio, per il bene di tutto il meccanismo. Vi è difficile ma lo farete lo stesso, perché I pendoli vi hanno insinuato che tutto si dà con il sudore della fronte. Se sei un duro, devi superare te stesso, far piazza pulita di quello che intralcia il tuo cammino, fare il diavolo a quattro pur di conquistarti il tuo posto al sole. Se invece sei un debole, sappi qual è il tuo posto e zitto.

Un fine altrui interviene sotto la maschera della moda e del prestigio. I pendoli hanno necessità di allettarci verso linee altrui della vita, perciò cercheranno di farlo in tutti I modi. La carota deve avere un aspetto appetitoso, solo allora la ragione le si butterà addosso a capofitto. I pendoli non possono in tutte le occasioni costringervi ad osservare la regola “fai come me”. Dovete essere voi a volerlo. Per questo motivo si creano I miti della carriera di successo delle stelle. I pendoli dimostrano l’algoritmo del successo dei loro beniamini e vi mettono di fronte alla scelta: o ripetere un esperienza altrui o rimanere con un pugno di mosche in mano. Come fate voi a sapere come si fa a raggiungere il successo? Loro invece lo sanno, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, come si è gia detto, le stelle raggiungono il successo proprio perché forzano lo stereotipo “fai come me” e vanno avanti per la loro strada. L’algoritmo del vostro successo non è noto a nessuno, tranne che alla vostra anima.

Un fine altrui seduce per la sua inaccessibilità. L’uomo è cosi’ fatto che lo attira tutto quello che si trova sotto chiave. L’inaccessibilità produce il desiderio di possesso. Tale proprietà della psiche umana prende inizio dall’infanzia, quando si vuole tanto, ma solo poco è accessibile. Spesso succede che, se ci si rifiuta di comprare un giocattolo a un bambino, questi si agita fino a che non l’ottiene. Ma una volta ottenuto il giocattolo perde ogni interesse nei suoi confronti. Gli adulti hanno altri giocattoli, ma anch’essi si comportano come bambini. Un bambino adulto, per esempio, è privo di voce, di orecchio musicale, ma gli sembra di amare il canto. Di fatto quest’”usignuolo” non vuole rassegnarsi al fatto che il canto non è la sua strada. Pensa: agli altri riesce bene, in che cosa sono peggiore di loro?

Liberatevi dell’importanza del fine e rispondete alla domanda: desiderate qualcosa veramente con tutta l’anima o solo lo volete desiderare? Se attraverso il raggiungimento del fine volete dimostrare qualcosa a voi stessi e agli altri, vuol dire che il fine non è vero. Il vostro fine non vi deve pendere al collo come un peso, al contrario, esso vi deve procurare un autentico piacere.


.... Innanzitutto il fine non è definito da esigenze temporali. Esso deve rispondere alla domanda: cosa volete dalla vita? Cosa renderà la vostra vita gioiosa e felice? Solo questo ha significato. Tutto il resto è da considerarsi un guscio dei pendoli.

Individuate il vostro fine principale. Il suo raggiungimento comporterà la realizzazione di tutti gli altri desideri. Se non vi viene in mente niente di concreto, potete all’inizio formulare un fine generale, come ad esempio il seguente: volete avere dalla vita benessere e agio. Che cosa intendete per benessere e agio? Il bisogno di avere una casa, una macchina, bei vestiti e altri attributi di vita confortevole si può sostituire con un unico fine: avere un lavoro ben pagato. Tuttavia, capirete bene che non si tratta di un fine ma di una porta, peraltro indefinita. 

Un lavoro ben pagato si può sostituire con una formula concreta, diventare un bravo specialista o uno specialista unico nel suo campo. A cosa anela la vostra anima?
Qui però emerge un interrogativo: questo lavoro riempirà tutto il senso della vostra vita? Se è cosi, siete fortunati: il vostro fine coincide con la vostra porta..

... L’unico criterio sicuro nella scelta del fine può essere il disagio dell’anima. è la reazione negativa dell’anima a una decisione già presa dalla ragione. Lo stato di benessere dell’anima si può verificare solo dopo che la ragione ha preso la decisione nell’individuazione del suo fine. Provate ad immaginare di aver già ottenuto il vostro fine e di esservi lasciati tutto ormai alle spalle. Non appena lo avrete fatto, dovrete cessare ogni esame del fine e prestare ascolto alle sensazioni dell’anima. Vi sentite bene o male? Se al piacere si mescola un timore o una grave sensazione di peso, o un senso di necessità o di obbligo, significa che l’anima dice chiaramente “no”. La ragione non può nemmeno presupporre quali contrarietà celi dentro di sè il fine, anche se è avvolto in una bella confezione. E invece l’anima le sente.  



...La vostra porta è il cammino che vi condurrà al vostro fine. Dopo che avrete determinato il vostro fine, ponetevi la domanda: in che modo questo fine potrà essere raggiunto? L’intenzione esterna prima o poi aprirà davanti ai vostri occhi le varie possibilità. Il vostro compito sarà quello di trovare, tra queste, proprio la vostra porta. Esaminate tutte le varianti possibili. Dovrete sottoporre ogni variante al test sullo stato del benessere dell’anima. Qui si possono seguire gli stessi principi che sono serviti per la scelta del fine.

Supponiamo che il vostro fine preveda che siate una persona benestante. In questo caso bisogna definire in che modo lo possiate diventare. I soldi, infatti, arrivano non tanto alla persona in sè e per sè quanto a colui che la persona rappresenta di sè. Può trattarsi di una stella dello show-business, di un grande industriale, di un finanziere, di un esperto famoso, alla fin fine anche di un ereditiere. Ebbene, chi volete diventare? Occorre trovare esattamente il proprio cammino verso la ricchezza, individuare la via che chiama il vostro cuore. E per farlo bisogna rivolgersi all’anima, non alla ragione. La ragione è un prodotto della società, e la società si regge sui pendoli. La società dice: “Diventa una celebrità, un politico, un ricco, è un trend di prestigio”. Ma siccome il pendolo non si interessa della vostra felicità personale, non vi aiuterà a individuare la nicchia giusta in questa vita.

La ragione e I conoscenti vi suggeriranno che bisogna cercare un lavoro ben pagato, diventare per esempio un giurista. Tutti dicono: quando diventi un avvocato professionista guadagnerai soldi a palate. Certo, tutti vogliono guadagnare tanti soldi, ma questa porta potrebbe risultare altrui e, oltrepassandola, potreste finire da tutt’altra parte. Se il fine prescelto è quello giusto, la porta vi aprirà di quelle possibilità che non potevate immaginare nemmeno in sogno. Se per esempio le vostre esigenze sono quelle di avere una casa vostra, una bella macchina e un ottimo stipendio, entrando attraverso la porta giusta otterrete talmente tanto, da considerare ridicoli I vostri bisogni di prima. Ma per ottenere questo occorre non sbagliarsi nella scelta della propria porta.

Non abbiate fretta e dedicate alla scelta tutto il tempo che serve. Rischiate di perdere a vuoto molto più tempo e più forze se vi affretterete e farete la scelta sbagliata. Per individuare il fine e la porta possono andar via I mesi. Nell’arco di questo tempo dovrete osservare una sorta di “digiuno o disciplina d’irreprensibilità, dovrete cioè seguire rigorosamente I principi fondamentali del Transurfing. Li conoscete già.

Innanzitutto la consapevolezza. Occorre rendersi conto dei motivi delle azioni. Chiedetevi: state agendo in modo consapevole, capendo le regole del gioco, o siete involontariamente assoggettati a un pendolo?

Sorvegliate il livello dell’importanza interna ed esterna. Riflettete sul fine e sulla porta come se aveste già trovato tutto. Non esiste nessun prestigio, nessuna inaccessibilità e nessuna necessità. Ridimensionate l’importanza. Quello che avete è per voi normale, nell’ordine delle cose.

Rassegnatevi fin dall’inizio al potenziale insuccesso. Se Il vostro progetto riesce, bene, sennò significa che non era vostro, perciò non c’è nessun motivo di rammaricarsi. Permettetevi di sbagliare. Serbate nella vostra vita un angolo per le sconfitte, fate in modo di controllarlo.


 
Vadim Zeland  - Il fruscio delle stelle del mattino 

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mercoledì 29 giugno 2016

vivi di gusto

"La vita non ha senso, e non ne deve avere, la vita ha soltanto un sapore. Come quel cibo che mangi tutti i giorni. Il cibo ha qualche senso? No, ma ha un gusto e può procurare un godimento. Mangia di gusto e vivi di gusto. Un uomo è capace di di dare un senso a tutto, perché questo gli piace, ma è solo una sua invenzione. Il senso non c'è ed è inutile cercalo.
Senti. E basta."





Olga Samarina‎
LA RADIONICA ESOTERICO-SCIENTIFICA RUSSA

IL MONDO SPECULARE

Supponiamo che abbiate individuato il vostro fine e abbiate cominciato a lavorare sistematicamente con la diapositiva del fine. Siete già al corrente del fat- to che i risultati non possono arrivare immediatamente, ma la ragione è comunque impaziente, comincia a scalpitare perché il tempo passa ma non succede nulla o succede quello che non ci si aspettava. In questi momenti, quando i dub- bi invadono progressivamente tutti i pensieri, bi- sogna attivare la propria consapevolezza. Non bisogna dimenticare la regola: “Se ti volti a guardare indietro diventi di pietra”.

L’attenzione dev’essere concentrata sul traguardo finale, sul fine ultimo come se fosse già stato raggiunto. Il mondo si muove incontro a voi per tutto il tempo in cui siete concentrati sull’im- magine. Ma basterà che vi giriate un attimo per vedere il riflesso nello specchio, dove sta succedendo Dio solo sa cosa (o non sta succedendo alcunché) perché il mondo si arresti im- mediatamente e voi vi ritroviate a rinnovare ancora una volta la vostra estenuante e inutile corsa intorno al circolo speculare.

Dovete ricordare sempre alla vostra ragione che lo specchio reagisce in ritardo e necessita di una determinata pausa per for- mare il riflesso, cioè per tradurre l’immagine in realtà. Durante questa pausa bisogna sforzarsi di restare fermi sulla propria po- sizione, credere nel successo anche in condizioni in cui sem- bra che tutto stia andando all’inferno. Quanto maggiore sarà la resistenza che riuscite a opporre alla depressione, tanto più forte sarà il risultato che otterrete. Questa è la vera magia, una magia priva di attributi magici, ma forte di un potere reale.

Girarsi per guardare lo specchio, cioè esprimere il proprio rapporto nei confronti di ciò che sta accadendo, deve servire solo e unicamente per osservare i cambiamenti positivi e per- mettersi di gustare una sensazione di piacevole sorpresa. In altre parole, quello che bisogna fare è tenere gli occhi ben aperti su tutto ciò che è indizio di movimento del mondo in direzione del fine, e tenerli ben chiusi su tutti i fe- nomeni negativi paralleli (e inevitabili). Se riuscite a trattenervi e “a non girarvi”, i risultati, di solito, superano ogni aspettativa.

VZ
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martedì 28 giugno 2016

MAGIA O CONOSCENZA ?

Ebbene, al fine di ottenere nello specchio del mondo la realtà desiderata, bisogna seguire delle regole elementari: formarsi intenzionalmente nei pensieri l’immagine giusta, non prestare attenzione all’effetto ritardato con cui si manifesta il riflesso e limitarsi a dare ogni tanto un’occhiata intorno, alla ricerca delle nuove manifestazioni della realtà nascente, in via di sviluppo. Solo che, nonostante si sappia dell’effetto ritardato, risulta piuttosto difficile conformarsi a questo strano specchio. Nella coscienza dell’uomo si è fortemente radicata la convinzione che la realtà o si sottomette subito o non si sottomette affatto, quasi che il desiderio sia impossibile da realizzare a meno che non si realizzi immediatamente. Finisce così che l’uomo pensa di poter solo sognare e tratta la magia come un qualcosa di inaccessibile e al di là delle sue capacità.

Siamo abituati a pensare che la magia sia qualcosa che se ne sta in disparte dalla realtà, che il mondo della fantasia sia da qualche parte, nell’immaginazione,
mentre la vita reale scorre e non ci sia modo di evitarla, e non ci sia modo di cambiarla. Anche i maghi e i sensitivi abitano in un loro mondo, mentre noi, umani morta- li, con i nostri problemi di tutti i giorni, siamo qui a tribolare e a tirare a campare in questo grigio quotidiano.

Ma in realtà non esiste alcuna magia, esiste solo la conoscenza dei principi dello specchio duale. È una conoscenza che si trova in superficie, ed è talmente ordinaria e semplice che per nessun motivo può essere considerata “magica”. Del resto, anche la lampada di Aladino sembrava una vecchia e or- dinaria lampada di latta, e il Sacro Graal non era d’oro. Tutte le cose grandi sono inspiegabilmente semplici, non hanno alcun bisogno di mettersi in mostra, né di nascondersi. Per contro, le cose vuote e inutili si celano sempre dietro un velo di importanza e mistero.

La magia, privata dei suoi attributi fantastici e integrata nella vita di tutti i giorni, cessa di far capo alla sfera del mistico e del misterioso, e trovando un posto nel quotidiano, si spoglia della sua veste di affascinante mistero. Ma tutta la bellezza di questa trasformazione sta nel fatto che la realtà quo- tidiana, da parte sua, cessa di sembrare così ordinaria e si trasforma invece in una realtà sconosciuta, che può essere gestita come un sogno a occhi aperti. E per ottenere tutto ciò basta solo osservare i principi dello specchio.

Supponiamo che abbiate già una certa familiarità con il Transurfing e siate già in grado di lavorare con la diapositiva del fine. Il tempo, però, passa e non succede nulla, come quando si è spedita una lettera, ci si mette in attesa della risposta ma que- sta non arriva. Ovviamente la ragione dopo un po’ comincia ad agitarsi, a perdere la pazienza: forse sto facendo qualcosa di sbagliato? Forse tutto questo Transurfing è una sciocchezza?

Di fatto, però, il mondo non si ferma: il processo di materializzazione del riflesso nello specchio è in atto, solo che è invisibi- le, per questo sembra che non succeda nulla. In questo momen- to i piatti della bilancia della ragione oscillano tra il sapere che lo specchio risponde con ritardo e la vecchia
abitudine di ricercare una correlazione quasi istantanea tra l’azione diretta e il risultato che ne consegue.

Cosa pensa la ragione, se il risultato non è visibile? Al fatto
che l’azione è inefficace o è sbagliata. E cosa riflette in questo caso lo specchio? Giusto. La stessa cosa. In questo modo il processo rallenta o segue un’altra direzione


Nel momento in cui la scelta è fatta, cioè viene inserita l’immagine del fine, lo specchio del mondo riceve l’ordine e procede a evaderlo secondo un piano preciso. Per quali vie verrà formato il riflesso dell’immagine lo sa solo lo specchio. Per la ragione queste vie sarebbero comunque inaccessibi- li. Però poi, quando la ragione vede che gli eventi si stanno muovendo secondo uno scenario strano, comincia a dare l’allarme e l’uomo alla fine decide di prendere il mondo per la gola. Deve pur fare qualcosa se le cose vanno diversamente! Egli pensa che non stia venendo fuori niente di buono e non
si accorge invece, che così facendo altera l’immagine del suo fine. Non solo: ma per di più comincia a muoversi in modo da sostenere il suo scenario e in questo modo compromette di nuovo la realizzazione proprio di quel piano invisibile e a lui sconosciuto che in realtà lo sta portando al successo.


L’uomo di solito ragiona in questo modo: voglio, ma ho paura che non ne venga fuori niente, oppure dubito di ottenere il risultato desiderato. Trovandosi oppresso dal peso della responsabilità di fronte a se stesso per la vittoria o la sconfitta, egli avanza a se stes- so e al mondo delle dure condizioni. Dal mondo aspetta, e da se stesso pretende. Alla fine il risultato è una tripla curvatura dello

specchio: voglio, ho paura, non mollo. Una bella tripla specchiera curva.

Se pensate che intenzione significhi pretendere dal mondo ciò che presumiate vi si debba, non otterrete nulla. E resterete con un pugno di mosche in mano

V Zeland – Le mele cadono in cielo



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Non reagire per evolvere - parte 3

... ... ... continua dal post precedente.

Disconnettersi dal comportamento reattivo significa interrompere il segnale che ci tiene in risonanza con la macchina biologica, rendendoci, negli effetti, suoi schiavi. L’energia del Sé – ciò che realmente siamo – viene imbrigliata nella macchina a causa di una risonanza elettromagnetica. Tale risonanza ci costringe a – ed è rafforzata da – un comportamento reattivo rispetto alle circostanze esterne, impedendo la creazione d’una coscienza libera dai meccanismi dell’apparato psicofisico.


Come ho affermato nei due post precedenti, il vero nemico non è qualcuno o qualcosa all’esterno di noi, bensì il nostro impulso a reagire meccanicamente. In questo impulso si annida e prospera il nostro Inferno interiore. Satana è il più potente dei maghi e ci mette di fronte un finto nemico affinché continuiamo a restare prigionieri della Sua energia. Egli in tal modo ci distrae dall’ascolto della nostra sfera interiore. In altre parole: ci rende cechi rispetto alla nostra responsabilità per quanto ci accade.

“Se stai male, è perché esiste gente così, non per colpa tua!” ci sussurra nell’orecchio senza sosta.
La regola aurea, che a lungo andare rende impotente il nostro carceriere, è questa:
MAI – ASSOLUTAMENTE MAI – ADDOSSARE LA COLPA AGLI ALTRI O ALLE CIRCOSTANZE ESTERNE. Di fatto, se scorgete le pecche altrui e reagite ad esse, è solo perché siete voi i primi ad averle, magari sepolte nell’inconscio – una buia cantina dove “il Principe del Mondo” vi ha finora impedito di accendere la luce.
La nostra resistenza al comportamento reattivo fa sì che la nostra Luce resti sempre accesa, mentre cedere al comportamento reattivo senza opporre resistenza, crea un cortocircuito, un flash di luce dovuto al piacere immediato (la rabbia sfogata, il sesso agito)... e poi il buio, perché la lampadina, cedendo all’impulso, si è fulminata.


Il mondo è saturo di persone con le anime bruciate, che non fanno più luce, ossia persone con un grande potenziale, ma che si sono “consumate” rispondendo meccanicamente a impulsi di ogni genere. D’altronde solo poche anime sulla Terra possiedono il coraggio sufficiente a compiere un lavoro magico/alchemico. È un affare da guerrieri e guerriere. Provateci e ve ne accorgerete. Persino nell’ambiente della new age, coloro che onestamente decidono di contrastare la meccanicità non si contano di certo a migliaia; è più comodo, e indolore, meditare.

Non conta chi ha torto o chi ha ragione, ma solo il fuoco interiore che siete costretti a gestire non reagendo all’evento. Se avete ragione sul piano delle regole, delle leggi o del codice della strada, non reagire risulta ancora più efficace, perché il fuoco accumulato è maggiore e dunque la Luce che irradia l’anima è ancora più splendente. Più grande è l’ostacolo, più grande è la Luce della coscienza che si genera, perché più forte è l’impulso a reagire, maggiore è la resistenza che dobbiamo opporre.

Un comportamento meccanico/reattivo produce subito un intenso lampo di luce – sfogo o godimento – ma alla fine, a lungo andare, lascia dietro di sé il vuoto, l’insoddisfazione... l’oscurità.

Solo resistere alle radicate – e in fondo ridicole – abitudini della macchina biologica, crea una Luce durevole.

Esiste una sottile linea di demarcazione tra il reprimere le nostre emozioni e interrompere il flusso elettrico del nostro sistema reattivo. Reprimere le emozioni è un comportamento inconscio, non voluto. Inconsciamente reprimiamo perché non riusciamoad esprimere, non perché ce lo imponiamo in un contesto magico/alchemico. Se già di solito non ci arrabbiamo, allora per noi è inutile dal punto di vista evolutivo trattenere la rabbia, in quanto per noi trattenere non richiede sforzo. Dobbiamo sempre contrastare il comportamento meccanico abituale, che magari non è rabbia, bensì paura, imbarazzo, senso di impotenza, senso di inadeguatezza, ecc...


Immaginate che io vi faccia una proposta: vi darò 10.000 euro ogni volta che qualcuno vi ferirà emotivamente o vi farà un torto... ma a patto che non vi facciate coinvolgere in reazioni meccaniche. Più risulterà grave, per voi, il torto, più soldi io vi consegnerò: 10.000 euro per un insulto, ma 100.000 per il tradimento del vostro partner... o per una rigatura sulla fiancata della vostra auto nuova. Conoscendovi, sono sicuro che comincereste a sperare di incontrare situazioni difficili, persone sgradevoli, amici falsi, partner e soci che tradiscono la vostra fiducia.

Ogni volta che non reagiamo meccanicamente è come se guadagnassimo dei soldi, tanti soldi, ma siamo stati programmati fin da piccoli a evitare problemi e scansare ostacoli. Siamo stati programmati a far valere la nostra ragione, a farci rispettare a tutti i costi, a respingere le argomentazioni degli altri. Satana ci ha convinto che guadagniamo qualcosa quando reagiamo e facciamo valere le nostre ragioni, mentre, dall’altra parte, nessuno ci ha mai illustrato i vantaggi alchemici derivanti dalla resistenza al comportamento reattivo: la gioia di vivere, il successo, la fine di tutti i nostri problemi, la salute fisica. Tutto questo vale più di qualunque somma di denaro.

Non reagire interiormente, non significa stare zitti esteriormente, ma questo è un altro discorso...

Salvatore Brizzi
(occupazione: domatore di fiumi)







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NON EVITARE MA IGNORARE


Prima di capire cosa significhi scegliere bisogna imparare a rifiutare. Gli uomini, di solito, non hanno le idee chiare su quello che vogliono. Per contro sanno benissimo che cosa non vogliono. Mirando a evitare cose o fatti indesiderati, molti agiscono in modo tale da ottenere esattamente il contrario. Per rifiutare, bisogna prima accettare. Il verbo “accettare” qui non significa lasciar entrare dentro di sé, permettere un accesso, bensì riconoscere alle altre realtà il diritto di esistere e, fatto questo, lasciarsele alle spalle con indifferenza. Accettare e lasciar andare significa far passare dentro di sé un fatto e dargli l’addio, dimenando la mano in gesto di saluto.

Per contro, accettare e tenere significa prendere dentro di sé e di conseguenza attaccarsi o attaccare, opporsi.

Se siete tormentati da pensieri di situazioni che non vi piacciono, state sicuri che le ritroverete nella vostra vita. Facciamo un esempio: a una persona non piacciono le mele. Le detesta, prova un senso di nausea alla loro vista. Potrebbe semplicemente ignorarle, ma non le garba il fatto che nel mondo in cui vive possa esistere una simile schifezza, le mele. Si irrita ogni volta che le capitano sotto gli occhi e manifesta apertamente il suo disgusto. Questo e’ quanto succede a livello materiale. A livello energetico l’uomo in questione si getta con avidità sulle mele, se ne riempie la bocca, le mastica rumorosamente cantilenando contemporaneamente il suo disgusto, se ne riempie le tasche, si soffoca e di nuovo si lamenta di quanto l’hanno esasperato. Non gli passa per la testa il pensiero che basterebbe eliminare le mele dalla sua vita, giacché non le vuole.

Amare o odiare qualcosa non fa differenza. L’importante e’ che se i vostri pensieri sono fissati sull’oggetto dei vostri sentimenti, l’energia mentale si fissa su una determinata frequenza,

voi finite nella rete del pendolo e vi spostate su una linea della vita dove l’oggetto della vostra fissazione abbonda.
Se non volete qualcosa, basta non pensarci, basta passarci sopra con indifferenza, Sparirà automaticamente dalla vostra vita. Gettar via qualcosa dalla propria vita significa non evitare ma ignorare. Evitare significa ammettere nella propria vita ma sforzarsi di liberarsene. Ignorare invece vuol dire non reagire in nessun modo e, di conseguenza, non avere.

Immaginate di essere un radioricevitore. Ogni mattina vi svegliate e ascoltate una stazione radio che odiate, il mondo che vi circonda. Ma se non vi piace, sintonizzatevi su un’altra frequenza!

VZ
lo spazio delle varanti

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lunedì 27 giugno 2016

La prima cosa da fare, però, è svegliarsi

La prima cosa da fare, però, è svegliarsi. Dovete riuscire a riconoscere la realtà come un sogno. Solo in un sogno lucido si è in grado di controllare realmente la situazione. Quando si dorme a occhi aperti, la situazione sfugge a ogni controllo e ci si trova a lottare contro i pendoli. Scendete dunque in platea e osservate. Agite in modo distaccato, dandovi in affitto ma rimanendo pur sempre osservatori. Al fine di mantenere alto il livello di consapevolezza bisogna controllare costantemente l’orientamento dei propri pensieri. Quando ciò diventerà un’abitudine, verrà fatto automatica- mente, senza sforzo. Infatti, una volta che vi sarete svegliati nel vostro sogno, non vi servirà più fare sforzi per mantenervi con- sapevoli del fatto che si tratta solo di un sogno. Allo stesso mo- do anche nella realtà si può imparare a controllare la direzione dei pensieri. Ma all’inizio ci si dovrà sistema- ticamente costringere a “risvegliarsi”,per acquisire l’abitudine.

Quando nella realtà vi ricordate che è necessario agire in modo distaccato, di ciò vi rendete conto ed è l’equivalentedi scendere dal palco in platea o di restare sulla scena in qualità di spettatore recitante. Proprio questo è il semilivello di consapevolezza necessario e sufficiente per soddisfare gli altri princi- pi del Transurfing, di cui i più importanti, come si sa dai libri precedenti, sono: la riduzione del livello d’importanza, il movi- mento secondo la corrente delle varianti e la coordinazione. Que- sti principi permettono di muoversi con sicurezza anche alla cieca nel labirinto delle situazioni esistenziali, evitando ogni sorta di fastidi.


VZ
Le regole dello specchio

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OSHO La povertà non è spirituale, è brutta. E’ una ferita che bisogna curare.


La povertà viene considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. E’ una ferita che bisogna curare.
Osho Times, 84/2002, p. 20 – Osho, The Rebellious Spirit, #3


Io concepisco un mondo senza povertà, senza classi, senza nazioni, senza religioni, senza alcun tipo di discriminazione. Io concepisco un mondo unito, un’umanità unita, un’umanità che condivide ogni cosa – materiale e spirituale – una profonda fratellanza spirituale …
Osho Times, 84/2002, p. 23 – Osho, The Rebellious Spirit, #3


Il Buddha diceva – e lo ripeté in continuazione per quarant’anni – che si diventa qualsiasi cosa si pensa. Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito, dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventi infinito.
Osho, Yoga: la scienza dell’anima, p. 147, Mondadori

Un aspetto essenziale della meditazione è quello di guardare il lato buono delle cose, il lato buono delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle cose, è più facile.
Osho Times, 88/2002, p. 20 – Osho, Beyond Enlightenment #11

Dimentica per un momento la felicità, non è possibile conquistarla in modo diretto. Pensa
piuttosto a cosa ti piace, a che cosa ti diverte di più quando la fai: falla e lasciati assorbire; allora la
felicità sorgerà in te spontaneamente. Se ti piace nuotare, nuota e gioisci; se ti piace spaccare la
legna, spaccala e gioisci. Fà qualsiasi cosa ti piace fare e lasciati assorbire. Mentre sarai assorto in quel fare, improvvisamente sentirai accadere in te quell’atmosfera, la calda e soleggiata atmosfera della felicità. D’un tratto ti sentirai avvolgere dalla felicità.
Osho

Guarda certe persone: sono infelici perché hanno fatto compromessi su ogni punto, e non possono
perdonarsi di aver fatto quei compromessi. Sanno che avrebbero potuto osare di più, e invece hanno
dimostrato di essere dei vigliacchi. Hanno perso valore ai loro stessi occhi, hanno perso il rispetto
di se stessi. Ecco cosa fa il compromesso.
Osho

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domenica 26 giugno 2016

LE PORTA



"La vostra porta vi porterà alla metà. L'intenzione esteriore aprirà davanti a voi, prima o dopo, le varie possibilità

Se vi stancate sulla via alla meta, se perdete l'energia o le forze, forse, non è la vostra porta. Non si può dire che tutto sarà facile. Ma se provate un entusiasmo, un'ispirazione, potete considerare ciò che state facendo la Vostra porta. Tutto ciò che sapete fare facilmente, allegramente, volentieri, ha un valore e un significato. Qualsiasi stupidaggine che vi caratterizza, può essere una chiave per la vostra porta.
Provate a proiettare una vostra qualità poco seria sulle porte "serie".


Vadim Zeland

i pensieri e le immagini nella tua testa sono i tuoi ?

"..Hai mai pensato, come mai chiamiamo una persona intelligente e l'altra stupida, e questo è un criterio della nostra benevolenza verso le persone?

Perché l'oro è così caro? E' uno stereotipo su scala mondiale.
Perché un pezzo di carta dove sono scritte delle cifre determina i nostri bisogni e le nostre necessità quotidiane?
Anche questo è uno stereotipo su scala mondiale.


Una bella mattina, al risveglio, guardati intorno. Vedi il letto? Perché è così e non di una forma diversa? Perché è identico ai milioni di altri letti sulla Terra?

Il palazzo dove vivi, anche se dovesse essere progettato come unico nel suo genere, ha dentro tutto quanto uguale e identico, come nei milioni di altri palazzi.

Perché credi di dover alzarti e attraversare la porta, per andare in bagno, e non decidi di stare tutto il giorno a letto?

Perché ci sono le porte?

Perché hanno questa forma e non diversa?

Vedi? C'è già tutto, nella tua testa, perché così si fa, così è sempre stato e così sarà. Ed è soltanto una mattina e un risveglio. Non parliamo di tutta la vita.

Credi ancora che i pensieri e le immagini nella tua testa sono i tuoi? Credi ancora di gestire la tua vita?

Ho per te delle brutte notizie..."

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COME SCEGLIERE IL RAMO FAVOREVOLE

Pioggia di fiori in Costarica
Ogni volta che ti trovi di fronte a un determinato evento, scegli anche il modo di occupartene. Se lo tratti come un evento positivo, vai al ramo favorevole della linea della vita. Ma la tendenza a pensare negativo ti fa lamentare e scegliere il ramo sfavorevole. Nel momento in cui sei seccato e irritato, otterrai un nuovo problema. Così, la pioggia va intesa in questo modo: non piove mai, l’acqua viene versata. Ma l’acquazzone non proviene dalle difficoltà in primo luogo, è il risultato del vostro atteggiamento verso di esse. V Z

sabato 25 giugno 2016

L'ESSENZA DELLA DOTTRINA DI ZELAND... IN POCHE RIGHE

Zeland si occupava di fisica quantistica fino alla caduta dell'URSS, poi si era dedicato all'informatica, e ora scrive i libri che insegnano agli amanti dell'esoterismo di essere persone positive capaci di realizzare i propri obiettivi.
Conduce una vita nascosta, vive in Russia. Nazionalità: russo al 75% ed estone al 25%.


- Imparate a godere il cattivo tempo, le code, il traffico, qualsiasi cosa negativa. Questa specie di masochismo schiarirà, gradualmente, il cielo sopra il vostro mondo. Dovete pensare solo a quale vantaggio avrete da una cosa spiacevole. Sarà proprio così: lo vedrete da soli.

- Quando smetterete di volere e avrete l'intenzione di avere, allora lo avrete.

- La cosa più difficile è sapere aspettare mantenendo la calma del padrone della situazione. Occorre superare la prova della pausa, quando nulla accade.

- Permettersi di essere se stessi significa accettarsi con tutta la sua imperfezione. Permettere ad un altro di essere se stesso significa togliere da lui le proiezioni delle proprie attese. Come risultato, la situazione quando uno vuole ciò che l'altro non accetta, si risolverà, non si sa come, da sola.

- Il miracolo accadrà solo se rompete lo stereotipo pensando non ai mezzi per raggiungere un obiettivo, ma all'obiettivo stesso.

- Se vi sembra di non essere di questo mondo, o vi sembra che ci sia qualcosa che non va in questo mondo, ottimo. Vi siete svegliati o quasi.

- Ciò che non dovete fare assolutamente è essere delusi della vostra vita. Non dovete pensare di aver fallito. A nessuna età lo dovete pensare. Niente è casuale in questa vita. E tutto deve ancora iniziare: a qualsiasi età, condizioni e circostanze.

http://uduba.com/24555…/10-izbrannyih-myisley-vadima-zelanda
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venerdì 24 giugno 2016

ABBASSARE IL LIVELLO DELL'IMPORTANZA

Occorre controllare continuamente con quanta importanza voi percepite voi stessi e il mondo che vi circonda.

In generale, se state vivendo un periodo negativo ma le cose non vanno davvero molto male,

FREGATEVENE dell'IMPORTANZA, scrollatevi di dosso i rapporti di dipendenza e cominciate a trasmettere insistentemente energia positiva.

Permettetevi il lusso di essere voi stessi. Non esaltate e non sminuite i vostri meriti e i vostri difetti. Aspirate a raggiungere una tranquillità interiore: non siete né importanti, né insignificanti.


Le emozioni e le sofferenze superflue sono la diretta conseguenza dell'importanza... Quello che bisogna eliminare è la causa, cioè il modo di rapportarsi.


ALLENTATE LA PRESA... Non attribuite ad alcunché un valore eccessivamente importante.

L'importanza invade i pensieri dell'uomo allo stesso modo in cui i muscoli si contraggono involontariamente.



Al fine di eliminare la tensione psichica occorre e basta ridurre l'importanza... lo stress è conseguenza dell'importanza... sostenere l'importanza è inutile e dannoso
La disinvoltura si può ottenere solo dopo aver eliminando l'importanza


Le persone preoccupate e appesantite dall'importanza non notano nulla, a eccezione

dell'importanza stessa
Esistono 2 tipi di importanza:
1) L'importanza interna, o della propria persona, si manifesta sotto forma di sopravvalutazione dei propri meriti o dei propri difetti...
2) L'importanza esterna è creata artificialmente dalla persona nel momento in cui essa dà grande importanza a un oggetto o a un evento del mondo circostante

La cosa più importante non è quello che fai ma quello a cui pensi.L'equilibrio viene infranto dei potenziali di importanza... quanto più importante è lo scopo tanto più difficilmente se ne otterrà il raggiungimento.

L'importanza è potenziale superfluo allo stato puro, e nel tentativo di eliminarlo le forze equilibratrici causano problemi a colui che l'ha creato.
L'unica cosa che non crea potenziali superflui è il senso dell'umorismo, la capacità di ridere di se stessi e degli altri ma senza cattiveria e senza offesa... Il senso dell'umorismo è, per eccellenza, la negazione dell'importanza, la caricatura dell'importanza.


Per ridurre l'importanza esiste un metodo semplice ma efficace: rassegnarsi fin dall'inizio alla sconfitta. Se non lo farete non vi libererete dal desiderio... L'importante è non ritornare
continuamente allo scenario della sconfitta. 

Si tratta, infatti, di un atto unico che vi libera dalla necessità di raggiungere assolutamente il fine, proprio così come avevate programmato.
Una volta rassegnatisi alla sconfitta, non pensate più né alla sconfitta né al successo ma andate semplicemente dritti verso il fine. Andate al fine come se andaste all'edicola a comprare il giornale. Troverete in tasca alla fortuna, e se per caso non ci sarà, non vi dispiacerà più di tanto.


Riflettendo bene sul fine:
1- non pensate al prestigio; rimuovete il fine dal piedistallo dell'inaccessibilità. Così facendo vi sbarazzerete dell'importanza esterna.
2- non pensate ai mezzi necessari per raggiungerlo. Così facendo vi sbarazzerete dell'importanza interna...
Pensate solo al vostro stato di benessere (se il fine fosse raggiunto vi sentireste realmente bene o sentireste comunque un peso nell'anima?)...

L'unico ostacolo lungo la strada della realizzazione dei desideri è l'importanza creata falsamente... - Spesso la grande importanza attribuita all'oggetto desiderato crea automaticamente un rapporto di dipendenza, che a sua volta genera un forte potenziale superfluo che provoca l'altrettanto forte contrapposizione delle forze equilibratrici.
... L'unica cosa che si può fare per ottenere l'oggetto desiderato è ridimensionare l'importanza.

La riduzione dell'importanza non solo farà diminuire sensibilmente la quantità di problemi che potete avere nella vita. Rinunciando all'importanza interna ed esterna otterrete un ineffabile tesoro, la libertà di scelta.
Se un oggetto è per noi molto importante non siamo in grado di valutare oggettivamente le sue qualità. Per fare un esempio, un oggetto di venerazione è sempre eccessivamente dotato di meriti, un oggetto di odio è eccessivamente caricato di difetti, mentre all'oggetto suscitante paura vengono attribuite esagerate proprietà spaventose. Ne deriva che l'energia mentale tende a riprodurre artificialmente una determinata qualità lì dove di fatto essa manca. In questo caso si crea un potenziale superfluo che suscita il vento delle forze equilibratrici...


Se si riesce a liberarsi dell'importanza, la corrente si sposta su un alveo più tranquillo e la ragione comincia a respirare liberamente perché si svincola dalla presa dei pendoli e dalla pressione di problemi creati artificialmente.


Osservatevi: cosa fate quando difendete la vostra importanza? Richiedete attenzione, rispetto, vi offendete, vi difendete, vi giustificate, ostentate i vostri meriti, eccetera... Se provate ad azzerare questi tentativi di aumentare il vostro valore, gli altri inconsapevomente lo sentiranno. Siccome non difendete la vostra importanza, essa è già a un alto livello. Se voi per primi riconoscerete il vostro alto valore, la gente concorderà immediatamente con voi, è un fatto assolutamente certo. In questo modo otterrete ciò cui avevate rinunciato.

Controllate il vostro livello di importanza ogni volta che vi preparate a qualche evento. Se l'evento per voi ha davvero una grande importanza, non caricatelo ancora di più. 

Non occorre superare gli ostacoli, basta ridurne l'importanza.


E ora provate a immaginare come diventerebbe più gioiosa la vita se la ragione diminuisse la sua importanza e accettasse il diritto di deviazioni dal suo scenario!


L'importanza esterna e interna allontana la ragione dal flusso ottimale... Tutto si fa in modo più semplice di quel che sembra. Lasciatevi andare a questa semplicità

L'importante è che l'accortezza non degeneri in agitazione e apprensione.

L'anima molto spesso sa cosa l'attende. E con voce sommessa cerca di comunicarlo alla ragione. Ma la ragione quasi mai l'ascolta o non dà importanza ai vaghi presentimenti. La ragione è presa dai pendoli, è troppo occupata dalla soluzione di problemi ed è convinta della sensatezza delle sue azioni. Essa prende decisioni autoritarie, affidandosi ai passaggi logici e al buon senso.


L'unico controllo a cui vale la pensa prestare attenzione è il livello dell'importanza interna ed esterna... E' proprio l'importanza ad impedire alla ragione di allentare la situazione.


L'unico modo per contrastare le forze equilibratrici è rimuovere la causa, vale a dire diminuire il potenziale superfluo d'importanza che le ha generate.


Utilizzando i fili dell'importanza i pendoli estraggono dalle persone la loro energia libera.
... Vi ricordate che i pendoli si agganciano ai vostri sentimenti e alle vostre reazioni: il panico, l'ansia, l'odio, l'amore, la venerazione, il senso del dovere, di colpa, ecc.
Ignorate ogni tipo di informazione negativa....


Capite bene che tutto ciò è la conseguenza dell'importanza.

Per ristabilire l'equilibrio con il mondo circostante e affrancarsi dai pendoli, si dovrà abbassare il livello di importanza.

Per colpa dell'importanza tutta la vita se ne va in una lotta contro le forze equilibratrici. Non solo non rimane energia per fare una scelta, ma neanche per pensare a quello che veramente volete dalla vita. e i pendoli si danno continuamente da fare per stabilire il controllo e imporvi i loro obiettivi. Di che libertà si può parlare in una situazione del genere?
Diminuendo il livello d'importanza, recupererete subito lo stato d'equilibrio e i pendoli non potranno sottomettervi al loro controllo, giacché non potranno agganciare il vuoto.


All'atto di risolvere i problemi occorre osservare una regola d'oro: prima di cercare una soluzione al problema bisogna diminuire il grado della sua importanza. Solo così le forze equilibratrici non interverranno e il problema si risolverà in maniera semplice e rapida.

Il potenziale superfluo dell'importanza si dissolve nell'azione. Non pensate, agite.

Se proprio non potete agire, allora non pensate. Deviate la vostra attenzione verso un altro oggetto, allentate la situazione.

VZ

http://transurfingpratico.blogspot.it/2011/09/aforismi-sullimportanza.html

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COME TROVARE UN FINE IN 7 PUNTI


DOMANDA
«Da quasi un anno sto mettendo in pratica i principi del Tran- surfing e vedo già dei risultati. Però c’è un problema: non riesco a trovare il fine della mia vita. Ogni volta che rifletto e mi metto in ascolto della voce della mia anima capisco con orrore che mi piacciono veramente solo alcune cose: il sesso, l’alcool e i video- giochi. Questo nonostante io abbia 33 anni. Come raggiungere il benessere materiale attraverso questa strada non posso proprio immaginarmelo. Ho sempre fatto (e faccio tutt’ora), un lavoro che non mi piace, e spendo un sacco di energia a lottare contro me stes- so. Se lei mi aiuterà e io troverò il mio fine, le sarò molto grato».

RISPOSTA
Solo lei è in grado di trovare il suo fine. Io posso solo proporre un algoritmo d’azione orientativo.

Punto primo. Punto di partenza nella ricerca è il postulato: il suo fine le attirerà tutto quello che le serve nella vita. In questo senso tutte le considerazioni sul tema “voglio ottenere questo e quest’altro” cadono da sole. Otterrà tutto quello che la sua anima desidera, basta solo trovare la strada giusta.

Punto secondo. In generale lei deve capire: cosa ama (può amare) fare, di cosa si vorrebbe occupare? Non intendo dire co- sa ottenere (questo l’abbiamo già chiarito) ma proprio di cosa si vorrebbe occupare, in cosa vorrebbe spendere la sua energia d’intenzione. Occorre capire che il fine non è un punto d’ar- rivo ma un percorso esistenziale, un modo di autorealizzarsi.

Punto terzo. Deve porsi la domanda: Quest’occupazione tra- sformerà la mia vita in festa? Per festa qui non si intende una cerimonia solenne in occasione dell’arrivo al punto di desti- nazione, ma la sensazione di una festa che è “sempre con te”. Questa sensazione sorge quando la vita diventa consapevole, piena, interessante, viva e gioiosa.

Punto quarto. La decisione dovrà essere presa nell’unità di anima e ragione, quando l’anima canta e la ragione si frega le mani soddisfatta. Ciò significa che per lei dovrà essere scontato che l’occupazione prescelta è cara al cuore, riempie la vita e non la lascia in condizioni di miseria. Per esempio, se lei avesse una passione per i ricami a punto croce, non significa che ciò possa essere il suo fine. La ragione non sarebbe d’accordo, non crede?

Punto quinto. Se per il momento, tra le occupazioni che lei ha preso in considerazione, non ci sono candidature accettabili, pro- vi a guardare al suo passatempo “non serio” sotto un altro punto di vista. Tutto ciò che si fa con disinvoltura e piacere ha un significato e un valore preciso. Per esempio, la passione per l’alcool potrebbe trasformarsi in una specifica professione, quella di produttore di vini o di sommelier. Le piacciono i videogiochi? Provi a inventare un suo supergioco, qualcosa che il mondo non ha mai visto, ma- gari non necessariamente nel campo dei videogiochi. Potrebbe ideare, per esempio, uno sconvolgente reality-show.

Il sesso? Provi a chiedersi: “Cosa manca alla gente in questa sfera, di che cosa ha bisogno?”. Di esperienza, di nuove cono- scenze, di nuove emozioni? Potrebbe, per esempio, imparare una
qualche tecnica particolare e fondare una sua scuola. O organizzare un’agenzia matrimoniale diversa dalle solite, che non si in- scrive negli standard comuni di questo tipo di attività. Volendo si può arrivare a creare qualcosa di inimmaginabile. Il principio fondamentale è quello di uscire dai ranghi comuni e andare per la propria strada. Creare un proprio pendolo, una propria religione.

Punto sesto. Se non le viene in mente niente di interessante, dovrà allargare i suoi orizzonti: andare dove non è mai andato, vi- sitare quello che non ha mai visto. Il compito della ragione nel pro- cesso di ricerca del fine non è tanto cercare quanto filtrare tutte le informazioni provenienti dall’esterno, prestando una particolare attenzione allo stato di benessere interiore. Non appena l’anima vedrà “qualcosa di Suo”, si riscuoterà e lei lo percepirà senz’altro.

Punto settimo. Occorre visualizzare la diapositiva della festa della vita. Si immagini un quadro che contenga tutti gli attri- buti della sua festa (yacht, macchine, club e tutti gli altri gio- cattoli cui l’anima aspira). Di che cosa dev’essere piena la sua vita? Cerchi, studi bene gli attributi che le servono, li misuri con l’intenzione di ottenerli in breve tempo. Lavori con questa diapositiva sistematicamente e allora l’intenzione esterna apri- rà le sue porte, le offrirà possibilità che non sospetta neppure. Proprio questo punto è il più efficace nel processo di ricerca del fine. Esso permette di vedere una via d’uscita lì dove apparen- temente non può esserci.

Vadim Zeland

giovedì 23 giugno 2016

Come vi immaginate “la festa della vostra vita”?

Secondo il Transurfing abbiamo tutti la possibilità di ottenere ciò che desideriamo, il meglio per noi. Come possiamo individuare i nostri desideri più veri e profondi, quelli che possono portarci alla realizzazione della nostra anima?
Per definizione, il fine di una persona è ciò che trasforma la sua vita in una festa. Rompersi la testa nel tentativo di “calcolare” il proprio fine per vie logiche è assolutamente inutile. La soluzione deve arrivare da sola, nell’unità dell’anima e della ragione, quando l’anima comincia a cantare e la ragione comincia a fregarsi le mani dalla soddisfazione. Affinchè la soluzione arrivi occorre proiettarsi in testa la diapositiva della propria festa e osservare la realtà.

Come vi immaginate “la festa della vostra vita”? Disegnate costantemente quest’immagine nei vostri pensieri. A un certo punto scoprirete che, improvvisamente, vi vengono offerte nuove possibilità, vi vengono aperte nuove porte, quelle che vi porteranno alla festa. Oltrepassate queste porte e continuate a proiettare nella vostra testa la diapositiva, continuate ad osservare. Parallelamente dovreste allargare i vostri orizzonti, andare dove non siete mai andati, guardare quello che non avete ancora visto. Arriverà il momento in cui l’anima individuerà, tra i tanti aspetti della realtà, il Suo. Allora si riscuoterà e voi lo sentirete.

V Zeland

LA RIMOZIONE DEI BLOCCHI PSICOEMOZIONALI INCONSCI

Descrizione:

Il programma “La rimozione dei blocchi” è destinato all’eliminazione dei blocchi psico-emozionali presenti nel nostro subconscio.

A volte cerchiamo di raggiungere un obiettivo, per esempio, prendere una laurea o un diploma, aprire un’impresa, realizzare qualche desiderio importante, ma il subconscio sembra di opporre una resistenza (forse a causa dei traumi infantili, complessi o convinzioni), e più delle volte questo stato di cose porta all’insuccesso. Voi vorreste realizzare un sogno, ma in realtà create delle barriere insormontabili che bloccano il raggiungimento dell’obiettivo.

Le cause di tali insuccessi è, più delle volte, dentro noi stessi. Se la vostra coscienza vi spinge a imparare un mestiere, a guadagnare un po’ di soldi, a realizzare un sogno, il subconscio potrebbe ritenerlo impossibile a causa dei freni interiori (blocchi psicologici, traumi, convinzioni), e sarete destinati a fallire.
Proprio per rimuovere questi blocchi del subconscio è stato creato questo programma. Si usano due frequenze che armonizzano il rapporto tra la coscienza e il subconscio: la frequenza 432 Hz e la sua terza armonica, 144 Hz.

Il meccanismo di funzionamento di questo programma è insolito. Nel corso dei primi 18 minuti il programma vi armonizzerà dolcemente sui ritmi theta, rilassandovi e calmandovi. Al 18° minuto scatterà il meccanismo della sintonizzazione e sarà eseguita una stimolazione con i ritmi gamma, dove i picchi raggiungeranno 36, 38 e 40 Hz.
Seguiranno alcuni minuti di rilassamento, e la stimolazione si ripeterà. In totale ci saranno sei mini-sedute di stimolazione gamma. E nella parte finale del programma l’ascoltatore potrà uscire, altrettanto dolcemente, dallo stato meditativo, e tornare allo stato di veglia.



Già dopo il primo ascolto avvertirete che nella vostra coscienza qualcosa sarà cambiato, come se fosse stata tolta una pellicola che la copriva tutto questo tempo. Vedrete il mondo in maniera diversa. Sarà facile capirlo. Uscite di casa e rifate la strada che avete fatto per decine di anni. Vedrete all’improvviso i dettagli che non avete mai visto. Quando questo succederà e vedrete qualcosa di nuovo nel paesaggio conosciuto, potrete starne certi: il programma ha funzionato, ha tolto uno dei blocchi che vi impedivano di vedere ciò che vedete adesso.

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mercoledì 22 giugno 2016

L'ENERGIA.... FA LA DIFFERENZA


La parola "problema" è molto pericolosa. Parlando di un "problema" intendiamo qualcosa di complicato, spiacevole, irrisolvibile.
Se invece, affrontiamo lo stesso "problema" da persone piene d'energia, non si tratterà più di un problema, ma di un obiettivo, e sarà divertente raggiungerlo.
Quale allora la differenza tra un problema e un obiettivo? Una persona malata priva di energia, o con un deficit energetico, vede un problema, una persona sana percepisce un obiettivo.


(Boris Grebenschikov)

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Victoria Ignis e il dolore



Lo stress del lavoro d’ufficio mi sovrastava e io diventavo sempre più inadeguato e insoddisfatto di me e, soprattutto, arrabbiato con me stesso e con la vita. Perché avevo scelto quel dannato lavoro? Perché, più in generale, avevo scelto di lavorare? Perché mi ero incarnato su questo fottuto pianeta? Maledetti i miei genitori che mi avevano dato una vita che io non avevo mai chiesto!
Con quale facilità quei pazzi ignoranti si permettevano di mettere al mondo dei figli dentro questo schifo di meccanismo perverso?”



“Il dolore dell’asservimento quotidiano diventava insopportabile quando mi rendevo conto che non c’era via d’uscita, che il problema in fondo non era il lavoro, perché un altro lavoro sarebbe stato uguale, se non peggio. Il problema erano i 1.400,00 euro al mese, il problema erano le bollette da pagare se non volevo tornare a vivere dai miei, il problema era un ingranaggio del cazzo che mi stava stritolando.
Ma ancora più atroce era la consapevolezza che, forse, il problema ero proprio io che non mi sapevo adattare. E io non mi sarei mai adattato.
Quando un giorno mi sorpresi a navigare disperato tra i forum dove si riuniscono gli adolescenti (11-12-13-14 anni) aspiranti suicidi (!!!), realizzai quanto ero sceso in basso... e improvvisamente mi tornò in mente Lei.”


Non c’è mai un mondo. C’è sempre solo una particolare visione del mondo a cui ogni giorno mollemente aderisci. È una morbida discesa verso il baratro dei calpestati dalla vita. La discesa è sempre liscia e priva di ostacoli. Invitante come quella d’uno scivolo al parco giochi. È la salita a essere ardua, per questo motivo solo i risoluti la intraprendono. I Senza Sonno erano abili scalatori.


È semplice: ti lasci andare un attimo e tu diventi effetto mentre il mondo diventa causa. È quasi indolore... all’inizio. Cominci con lo sperare che qualcosa nella tua vita vada bene... che ne so... l’esame, il lavoro, trovare parcheggio. Ma cos'è la speranza se non la paura che qualcosa possa non andare come vuoi tu? Speri quando hai paura, quando non ti fidi più della vita.
“Spero di non ammalarmi.” Ti dici. Oppure: “Spero che non mi licenzino.” “Speriamo che arrivi quella somma di denaro.”
Questo mi raccontava Victoria Ignis, sospirando, tra l’ironico e l’annoiato.


Ma a questo punto è già fatta. Quando speri, hai già perso la tua sovranità. Il mondo predispone per la tua vita e tu non puoi che continuare a sperare, a pregare che il mondo onnipotente non sia troppo severo con te.

“Eccone un altro che si è lasciato andare. Non ci darà più fastidio. Possiamo volgere lo sguardo altrove.”
Sentenziano le Sentinelle Cieche. Loro sono le guardiane di questo angolo di Universo: fanno in modo che il numero di coloro che si “svegliano” non superi mai una certa soglia, affinché le masse – alla stregua di inconsapevoli batterie – continuino a produrre meccanicamente la quantità di energia necessaria al mantenimento dell’equilibrio cosmico. Solo pochi hanno il diritto di evadere. E sai cosa mette davvero in allarme le Sentinelle? L’assenza della manifestazione del dolore. Rispettano solo coloro che non permettono all’interno di sé la più piccola smorfia di dolore.


“Coloro che non provano mai dolore? Ma è possibile?”


Non so se è possibile non provare mai dolore. In tutta sincerità credo che se adesso un ferro da stiro mi cadesse sulla testa dal secondo piano di questo palazzo, proverei una grande quantità di dolore. Ma non hai colto il punto. Le Sentinelle Cieche sentono l’odore di coloro che pur soffrendo non lo danno a vedere. Coloro che non si lamentano mai, che non esprimono smorfie di dolore. I Senza Sonno erano addestrati a circoscrivere le emozioni negative al loro interno. Non significa che non soffrissero, o che volessero reprimere la sofferenza, tutt’altro, avevano oramai fatto pace con le loro emozioni, ma in seguito ad anni di Lavoro, al loro interno si era formata un'Essenza più forte di ogni dolore. Per quanto lo comprendessero e non se ne vergognassero, anche quando venivano feriti in battaglia, stavano in silenzio e facevano in modo che il dolore – elemento alchemico prezioso – non si disperdesse all’esterno e non coinvolgesse altri. Usavano l'energia del dolore per diventare più forti.
D’altronde a cosa sarebbe servito gridare o dimenarsi?
“Quando il dolore ti attacca, ingoia il dolore.” Diceva Draco Daatson.
I Senza Sonno morivano tutti in silenzio. La loro ultima parola era la loro inamovibile Presenza.
Solo esseri di questo calibro mettono in allarme le Sentinelle.


“Ma cosa diavolo posso fare io? Non mi pare di comportarmi in maniera così diversa da tanti altri ragazzi insoddisfatti del proprio lavoro.”


Infatti, ti sei comportato proprio come qualunque altro perdente. Hai perso potere. Ti ho lasciato solo per due mesi nel nuovo posto di lavoro e hai perso buona parte del potere che avevi acquisito. Hai ricominciato a lamentarti e sei caduto in depressione. Eri nuovamente sull’orlo del suicidio. Alice nel Paese delle Meraviglie che annega nelle sue stesse lacrime. Quando ti dimentichi di me, ti rimpicciolisci e il mondo diventa un gigante. Quando ti ricordi di me, il mondo rimpicciolisce e tu torni a essere un gigante.


Ricorda, mio amato: 
ogni lamentela è un canto di sconfitta, è il caotico frastuono dei cavalli d’un esercito che batte in ritirata. Più ti lamenti più stringi le corde che ti legano all’oggetto della tua lamentela.
Ecco perché oggi mi sono compiaciuta di portarti un’ennesima goccia di Vril.


Tratto da “Il libro di Draco Daatson – Parte seconda” (non ancora in commercio)

Libro consigliato: Ninja - Controllo della mente


Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)




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martedì 21 giugno 2016

BRANI SCELTI TRATTI DA TRANSURFING APOCRIFO



Negli ultimi cent'anni la situazione mondiale è fortemente mutata e continua a mutare con forte accelerazione. La nuova realtà è completamente diversa dalla precedente, e le regole di sopravvivenza in essa non sono più le stesse. La civiltà ha compiuto una svolta radicale, si è lasciata alle spalle l'uomo inteso come emanazione della natura e si è mossa in direzione di una società tecnogena.


Questa svolta ha segnato fortemente gli uomini, rendendoli non già individui liberi quanto elementi di un sistema che tiene sotto controllo la maggiorparte della loro energia e della loro coscienza. Proprio per questo motivo le pratiche esoteriche dell'antichità non si possono applicare così come sono, senza tener conto delle mutazioni che ha subito l'umanità.


La vita nel mondo dei pendoli è strutturata apposta per onnubilare la coscienza e far deviare l'attenzione dallo stato reale delle cose. L'uomo nella "matrix" non vede la realtà cosi com'essa è veramente, non capisce da dove traggono inizio tutti i "cosa, perché, a che scopo". Gli manca la vera visione , che è stata semplicemente velata.


Ma basta fare un passo deciso per uscire dai ranghi comuni e ritrovarsi al di là della "matrix". Allora comincerete a fare molte cose in un modo diverso dagli altri e perciò otterrete delle cose che gli altri non hanno. Per i pendoli diventerete invisibili, inagganciabili. Sarà difficile sbilanciarvi, "caricarvi" di fastidi, imporvi abitudini o programmi dannosi. Coinvolgervi in qualche setta, poi, sarà davvero impossibile. Acquisterete sicurezza, un baricentro interno, la libertà. La coscienza vi si farà più chiara, sparirà il malumore e comincerete a vedere la realtà cosi com'è, vi si aprirà l'essenza delle cose, tutto diventerà trasparente e comprensibile, il pensiero diventerà lucido e l'espressione più chiara.


All'inizio ciò che farete vi stupirà. Poi comincerete a stupire e addirittura irritare coloro che vi circondano. Infine le persone che vi circondano, osservando quello che succede a voi, vi prenderanno ad esempio.


Tutto ciò di cui si tratterà in questo libro vi sembrerà inusuale, non caratteristico dell'esoterismo e persino non sempre riguardante il Transurfing inteso come tecnica di gestione della realtà.
Ma forse proprio questo vi permetterà di svegliarvi definitivamente in un sogno ad occhi aperti e di vedere: vedere chi siete, dove vi trovate e a quale scopo. Queste informazioni, nonostante la loro apparente banalità, sono ancora più chiuse per la gran massa degli individui di quanto non siano gli altri saperi occulti. Per questo motivo questo orientamento del Transurfing si può considerare esoterico all'interno dello stesso esoterismo.


Tutto ciò è al contempo inusuale e solito, che anche dopo aver letto questo libro potreste non riuscire fino in fondo a chiarire: per quale motivo?


Nel contesto della realtà contemporanea, che già lascia trasparire gli indizi di un pericolo sovrastante, anche se non ancora pienamente compreso, a questa domanda si può rispondere così: per non rischiare di risvegliarsi un bel giorno in una realtà del tipo di quella rappresentata nei film "Avatar", "I surrogati" e "Matrix".


Siamo appena all'inizio. Il Transurfing e le sue tecniche sono i primi passi consapevoli di un neonato in questo strano e mille volte strano mondo.


Il fine: un percorso o un punto d'arrivo?



"Negli ultimi 8-10 anni sono alla ricerca della felicità, del successo e della festa della vita. Dopo aver iniziato a leggere i suoi libri, ho trovato quello che stavo cercando e i primi due mesi era tutto meraviglioso, la vita era diventata magnifica, ero diventato profondamente sicuro di poter scegliere una qualsiasi variante. Ho capito il significato dell'unità dell'anima e della ragione e il mio potenziale energetico era al massimo. Grazie ai suoi libri sono passato a un nuovo lavoro.


Tuttavia dopo un pò è successo qualcosa, la festa è finita nonostante io seguissi i suoi consigli continuamente tanto da averli resi abitudinari.


Adesso non è più come prima: l'importanza interna ed esterna oscillano continuamente, , io cerco di trovarmi sempre in uno stato di consapevolezza ma non riesco in nessun modo a ridurre l' importanza; il timore verso il futuro è aumentato, tutto mi sfugge di mano, non posso fare nulla che valga la pena di fare, sento un peso nell'anima.. E' come se mi trovassi in coma profondo.


La negatività mi si accolla addosso, nonostante io faccia regolarmente esercizio fisico, presti attenzione ai canali energetici, mi nutra di cibi sani e gustosi, che non mi procurano nessun piacere. Esisteranno dei metodi di programmazione del subconscio che aiutano ad uscire da questo stato oppressivo? "


Una delle cause principali dell'apatia è l'assenza di uno scopo nella vita. Quando non si ha nulla cui aspirare subentra un calo di forze, e la coscienza affonda in uno stato di sonnolenza. Per contro, quando si ha il desiderio di realizzare qualcosa, l'energia dell' intenzione si attiva e aumenta la vitalità.

Se tutto va male, bisogno trovare un obiettivo e prefiggerselo. Senza uno scopo anche l'esistenza diventa senza scopo, amorfa. Come inizio, lei può prefiggere come scopo se stesso, può decidere di occuparsi di se stesso. Che cosa le può procurare autostima e soddisfazione? Ci sono molti modi per migliorare se stessi: può perfezionare il suo aspetto, esercitare la sua intelligenza, la sua forma fisica, ecc. Può prefissarsi lo scopo di ottenere un miglioramento sotto uno o più aspetti. Lei sa meglio di tutti che cosa le può procurare soddisfazione. Allora salterà fuori il gusto per la vita e tutto il resto si sistemerà automaticamente.


"Dopo aver letto il suo libro, mi sono interessato alle questioni che lei tratta. Ne è venuto fuori che io vivo già felicemente secondo i principi del Transurfing, per esempio riesco benissimo a ridurre l'importanza degli eventi. Tuttavia a tutt'oggi non riesco a trovare lo scopo della mia esistenza. Tutto quello che voglio sono desideri piccoli, mercantili, che, detto per inciso, non si accordano molto con quello di cui mi occupo ora. Teoricamente vorrei viaggiare molto, vivere una lunga vita in perfetta salute, lavorare poco (lavorare non mi piace in generale), avere un buon stipendio, vivere con mia moglie ma avere molte altre donne belle a disposizione, godere di successo nel mio ambiente. In questa prospettiva mi posso rappresentare facilmente. Ma la mia domanda è questa: può tutto ciò essere considerato un fine? Se sì, viene fuori che dovrei divorziare da mia moglie, lasciare il lavoro dove mi offro tranquillamente "in affitto", procurarmi da qualche parte un sacco di soldi e comprarmi un biglietto per fare il giro del mondo ... D'altra parte, però, anche adesso non sto poi così male ... Per farla breve, non so cosa voglio, e per questo ora come ora non so a cosa aspirare. Cosa devo fare? "


Per iniziare dovrebbe fare quello che le riesce già bene e cioè ridurre l'importanza del fine stesso. Perché ha deciso che, senza un fine, non può esserci nessuna esistenza, dato che lei già così non vive male? Si può benissimo vivere tranquillamente, senza scervellarsi troppo a ricercare i propri fini in categorie di "alta levatura spirituale".

Se invece proprio vuole ricercare la sua strada, faccia riferimento alle basi del Transurfing. Per definizione, il Vostro obiettivo - è ciò che renderà la vostra vita una festa. Il quadro che lei ha descritto si presenta veramente come una festa. Ma cosa potrà portarla là?

Spaccarsi la testa, cioè cercar di "calcolare" il proprio scopo per via logica è inutile. La soluzione deve arrivare da sola, nell'unità della ragione e dell'anima, quando l'anima incomincia a cantare e la ragione comincia a strofinarsi le mani per la soddisfazione. Affinché la soluzione arrivi, basta solo proiettarsi in testa la diapositiva della festa e osservare la realtà. Ad un certo punto si accorgerà come dal nulla si affacceranno nuove opportunità, si apriranno quelle porte che la condurranno alla sua festa. Oltrepassi queste porte, continui a proiettare la sua diapositiva, e ancora una volta osservi quello che succede. Si immedesimi nella realtà della festa ed essa l'accompagnerà sempre.



"Il fine deve essere uno solo, globale? Oppure si possono anche avere fini modesti? "

Se lei riesce a creare e a proiettarsi sistematicamente in testa una diapositiva multifine o alcune diapositive singole, non c'è problema, è lei il padrone della sua realtà. Può prefissarsi tutti i fini che vuole, o, più precisamente, tanti fini quanta sarà la pazienza che lei avrà per lavorarci sopra. Con fini a lungo termine bisogna veramente lavorare sodo. Mentre con i fini a breve termine, o istantanei, come per esempio quello di un autobus da far arrivare o un parcheggio da trovare basta solo andare a prenderseli, letteralmente come si fa quando si va all'edicola per comprare il giornale, senza un attimo di esitazione e senza dubitare di trovarlo. Beh, se poi non lo trovasse, l'importante è che non si faccia prendere dall'irritazione e che sappia rinunciare al fine con serenità. Non si dimentichi il principio della coordinazione dell'intenzione. Chi lo sa da quali potenziali problemi si è salvaguardato?



"Purtroppo, non riesco a realizzarmi in attività creative e più precisamente non riesco a trovare quell'attività che trasformerà la mia vita in festa. Per quanto banale possa suonare, il mio obiettivo è il benessere materiale o in altre parole, l'indipendenza finanziaria. Mi sono creato la diapositiva del fine e so cosa voglio ottenere in questa vita:macchine, casa di lusso, viaggi, yacht... Sono attivamente alla ricerca di tutto ciò che è legato all'oggetto del mio benessere, e allo stesso tempo mi ritrovo a pensare alla mia costante mancanza di denaro per poi riprendere a cercare ancor più attivamente i modi per guadagnarlo. Il problema è che sarei felice se avessi in tasca denaro sufficiente per mangiare nei miei ristoranti preferiti, rilassarmi con gli amici nei migliori locali notturni della città, vestirmi in boutiques costose e darmi alla pazza gioia. Visualizzo tutto ciò ma non vedo alcun risultato. Anzi no, qualcosa c'è! Vedo che il mio mondo si preoccupa per me, questo non posso negarlo, ma sul piano delle finanze non tutto va come voglio io ... Come si può uscire da questa fossa di reddito medio basso? "

Lei è alla ricerca di "un'attività che trasformi la sua vita in una festa", ma non deve cercare un'attività sibbene concentrarsi su ciò che lei vuole ottenere come risultato. La festa della vita, del resto, può essere benissimo un fine, perché no? E' un fine più che dignitoso. Proprio qui deve concentrare la sua ragione, così poi l'intenzione esterna stessa le offrirà un' adeguata attività. Dovrà solo tenere gli occhi ben aperti per non farsi sfuggire le porte che si apriranno.
Il suo problema è che lei non riesce a liberarsi dal pensiero: in che modo otterrò tutto ciò? Nessuno lo sa e nessuno lo può sapere. La ragione si deve abituare al fatto che la soluzione di questo problema non è affar suo. Il compito della ragione è quello di proiettare sistematicamente la diapositiva del fine. Proprio quel quadro che lei hai disegnato. Si viva questa vita virtualmente, ma non lo faccia per finta, come amano fare i bambini e i sognatori, ma con la ferma convinzione che prima o poi tutto ciò sarà tradotto in realtà. Non si preoccupi di come e quando questo quadro verrà materializzato. La realtà si adeguerà inevitabilmente ai suoi pensieri, non ha altro scampo! Infatti, lei ha a che fare con uno specchio. Ma per il momento i suoi pensieri sono interamente assorbiti dalla ricerca di una risposta alla domanda: come? Proprio quest'infruttuosa ricerca si riflette nello specchio del suo mondo.


(traduzione dal russo di Vera Giovanna Bani)


http://www.russiainedita.it/TestTradOrZelandApocr.htm

http://faregruppo.blogspot.it

MMMH


LA TECNICA CON IL BICCHIERE D'ACQUA




Posso suggerire una tecnica potente: scriva su un foglio di carta un pensiero-forma: sono una personalità attraente. Emano una luce interiore di attrazione, amore e sesso. Sono una creatura luminosa. Attiro gli uomini. Il mio uomo mi trova. Metta sopra il foglietto un bicchiere d’acqua. Si sfreghi i palmi delle mani, li tenga come se stesse suonando una fisarmonica e si immagini di reggere tra le mani un grumo compatto delle dimensioni di un palloncino gonfiabile. È la sua energia. Tenga i palmi attor- no al bicchiere, facendo attenzione a non toccarlo. Pronunci ad alta voce o mentalmente, in modo consapevole e convinto, questo pensiero-forma, possibilmente immaginando il senso di quello che dice. Poi beva l’acqua. Faccia quest’operazione al mattino, subito dopo essersi svegliata, e la sera prima di andare a letto. La sua intenzione verrà realizzata.

Ho sperimentato personalmente questa tecnica tante volte, con vari pensieri-forma. Funziona molto bene. Gli uomini do- vranno riscrivere il testo in un altro modo, per esempio così:

sono una persona attraente. Emano una luce interiore di attrazio- ne, amore e sesso. Sono una creatura luminosa. Piaccio alle donne, mi vogliono. Trovo la mia metà.

Ovviamente questa tecnica si può applicare a pensieri-forma qualsiasi. Se li componga da sola, pensando a ciò cui aspira. Per esempio, se lei è già in coppia, sostituisca “attiro” con “le persone provano verso di me simpatia”, oppure “ho un bell’aspetto, sono attraente e lo divento ogni giorno di più”. Lei resterà stupita da quanto velocemente reagirà la realtà. La particella negativa non dovrà essere usata: il pensiero-forma dev’essere affermati- vo, costruttivo. E nessuna astrazione, nessun augurio prolisso. Il messaggio dev’essere concreto, laconico e diretto al fine. Se lei ha più di un fine, sarebbe meglio associare a ogni fine un bicchiere d’acqua. Oggi, per esempio, può lavorare con un fine, domani con un altro. Oppure al mattino con uno e alla sera con un altro.

Perché questa tecnica funziona? L’acqua non è una miscela amorfa, possiede una struttura. Le sue molecole si uniscono in agglomerati di particelle che cambiano la loro forma a seconda dell’azione esterna. Proprio per questo si possono registrare in- formazioni sull’acqua come se fosse un nastro magnetico, l’ac- qua si può “convincere”. Per quanto strano possa sembrare, gli scienziati hanno scoperto la presenza degli agglomerati nell’ac- qua molto più tardi del lancio nello spazio delle prime navicelle. Le nostre nonne (babushki), invece li conoscevano bene e da tanto tempo, e li applicavano con successo nelle loro pratiche.

Non si può usare l’acqua solita di città, specialmente quella venduta in bottiglie, perché essa ha fatto in tempo ad assorbire molte informazione distruttive. L’informazione si può cancellare solo con l’evaporazione o lo scongelamento, la bollitura non ser- ve. Per questo motivo bisogna prendere o l’acqua distillata (pre- parata in casa) o l’acqua da neve sciolta. Quest’ultima può essere ottenuta dal ghiaccio (il ghiaccio semplicemente sciolto non è proprio quello che serve). La tecnologia di preparazione dell’ac- qua da ghiaccio sciolto è stata descritta nel libro L’Arbitro della realtà.



Tra l’altro fa molto bene bere quest’acqua dopo il risveglio e prima del sonno, ma non prima di un’ora, un’ora e mezza dopo l’assunzione di cibo. Se poi il pensiero-forma è finalizzato a una guarigione, l’acqua diventa curativa, acquista le proprietà di me- dicina per la malattia che si intende curare e fluisce direttamente nel punto giusto. L’origine dell’acqua santa è analoga.


Anche il foglietto di carta ha le sue funzioni. Innanzitutto quando lei non solo pronuncia il pensiero-forma ma lo scrive, esso acquista una forza supplementare. In secondo luogo, anche una semplice parola incollata su un recipiente contenente acqua, cari- ca l’acqua dell’informazione contenuta nel senso di questa parola. Gli agglomerati che si formano, si possono vedere al microscopio dopo il congelamento. Esperimenti famosi hanno dimostrato che parole come “ti amo”, “grazie”, “salve”, generano cristalli di bellez- za divina, mentre le parole negative danno origine a ghiacciolini mostruosi. Non si sa perché sia così, ci si può solo stupire di questo fatto che si può definire solo con il termine di “arte divina”. Ov- viamente qui un ruolo fondamentale è da attribuire all’intenzione della persona, alla sua consapevolezza durante la scrittura e la si- stemazione dello scritto sul recipiente. L’energia delle mani, infi- ne, rafforza e localizza l’intenzione, e come risultato l’acqua verrà caricata velocemente e in modo efficace. L’informazione registrata nell’acqua si distribuisce per tutto il corpo e orienta il biocampo morfologico a emanare l’intenzione data. Non ha senso preoccu- parsi se non si riesce a sentire il grumo compatto dell’energia. Se non riesce subito, riuscirà dopo una settimana di allenamento, tanto più che per l’acqua non è necessario un forte effetto: sarà più che sufficiente tenere il bicchiere tra i palmi delle mani.

Ebbene, lei possiede una tecnica potente, che funziona esat- tamente come quella del “generatore di intenzione”, di cui par- lerò più avanti e che è basata su un caricamento del campo morfologico tramite le mosse delle mani. La tecnica del “bic- chiere d’acqua” è molto più semplice e non richiede esperienza di lavoro con l’energia. Non ne avevo parlato prima perché ave- vo bisogno di sperimentarla alla perfezione. Ora non mi resta che augurare anche a lei “lieti esperimenti” !

V Z
Transurfing VIVO



ACQUA VIVA


Zeland, V., L’Arbitro della realtà, cit., p. 76: «[...] sapete come preparare l’acqua viva? Riempite con acqua di rubinetto una pentola smaltata da 5 l. Lasciate riposare l’acqua un po’ di ore, quindi fatela bollire fino alla fase delle prime fitte bollicine e fatela raffreddare in una vasca d’acqua fredda. Questa è la prima fase della strutturazione [...]. In un secondo momento bisogna mettere nella pentola d’acqua cinque-sette pietruzze di silicio nero (si possono acquistare in farmacia). La pentola deve venir quindi coperta con una garza e messa a riposo per due giorni. Passato questo termine, dovete versare l’acqua in un altro recipiente, avendo cura di scartare gli ultimi 2-4 cm dello strato inferiore, contenenti i microor- ganismi patogeni e altri elementi chimici estranei che il silicio, grazie alle sue proprietà, ha provveduto a decantare [...]. L’acqua così ottenuta va posta nel freezer. Non appena in superficie e lungo le pareti della pentola comparirà la prima crosta di ghiaccio, bisognerà provvedere a eliminar- la. L’acqua risultante va quindi versata in un recipiente di plastica, che bisogna riporre nuovamente in freezer. Gettando la prima crosticina di ghiaccio si scarta l’acqua dura. L’acqua dura contiene isotopi di idrogeno, il deuterio e il trizio, gela a +3 °C ed è dannosa per l’organismo. L’ulteriore congelamento dell’acqua dev’essere realizzato proprio nel reci- piente di plastica, perché lo strato di smalto della pentola potrebbe crepar- si. Quando l’acqua è ghiacciata per due terzi, occorre aprire nel ghiaccio un foro e da qui versare l’acqua restante: si tratta di una soluzione (surnatante) contenente le sostanze dannose che erano disciolte nell’acqua. A questo punto non resta che attendere che il ghiaccio si sciolga a temperatura am- biente: l’acqua così ottenuta è di primissima qualità, priva di isotopi pesan- ti. Per completare l’operazione, se avete una calamita anulare o un imbuto magnetico, fateci passare l’acqua al fine di rafforzare ulteriormente la sua struttura. L’acqua che otterrete ha proprietà terapeutiche: disintossica l’or- ganismo e, se consumata regolarmente, cura un’intera serie di malattie. Queste proprietà, però, non durano a lungo, sette ore circa [...]».



PRGRAMMA NEUROACUSTICO : ACQUA STRUTTURATA
Descrizione:

Il corpo umano è fatto al 70% d'acqua. La formula chimica dell'acqua è H2O, il che significa che la sua molecola contiene due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. In realtà, l'acqua è una sostanza complessa che possiede le qualità uniche.
Le molecole dell'acqua si uniscono formando dei cluster, costruzioni molto complesse. Queste connessioni cambiano continuamente, e si potrebbe dire che l'acqua si comporta come un essere vivo che cambia la forma reagendo a dei fattori esterni. I cluster d'acqua sono capaci di conservare l'informazione di tutte le azioni che si verificano nel tempo, un po' come il hard disk del computer.

Marcel Vogel, un noto inventore e ricercatore americano (aveva brevettato più di 100 invenzioni) studiò a lungo la struttura dell'acqua e il suo modo di reagire alle azioni esterne. Usò una serie di strumenti ed arrivò ad una conclusione interessante: l'acqua è simile al cristallo di quarzo.
L'acqua pulita e strutturata si organizza tramite i cluster che ricordano i cristalli di quarzo: rappresentano un prisma esagonale, ma le connessioni tra di loro sono tetraedrali.
Questa struttura è simile ad un arpa tridimensionale dove l'informazione è registrata nelle “corde” – connessioni che entrano in risonanza, come le corde di uno strumento musicale.

Nel corso delle sue ricerche Vogel aveva sperimentato migliaia di frequenze, prima di trovare quella a cui le molecole dell'acqua rispondevano meglio: 454 Hz.
L'acqua trattata con questa frequenza “cancella” una vecchia informazione e ripristina la struttura originaria dei cluster. L'acqua trattata con questa frequenza cambiava anche il suo spettro visibile iniziando ad assorbire più attivamente i raggi ultravioletti. Anche il cristallo di quarzo entra in risonanza con questa frequenza. Vogel usava un cristallo di quarzo trattato in maniera particolare per strutturare l'acqua e per donarle delle qualità curative.
Secondo le sue ricerche, l'acqua trattata con la frequenza 454 Hz acquista delle qualità uniche ed è estremamente benefica per l'organismo umano.
Quali sono le differenze dell'acqua strutturata da quella che non lo è?

Secondo Vogel, l'acqua strutturata possiede delle connessioni più solide tra le molecole. L'acqua strutturata forma anche una struttura cristallina fatta di catene di molecole che cambiano le proprietà rispetto all'acqua non strutturata. Il punto di congelamento dell'acqua strutturata è più basso rispetto a quello dell'acqua normale.
Nel programma “L'acqua strutturata” sviluppato dall'Advanced Mind Institute sono state impiegate delle tecnologie che ricreano, tramite i mezzi acustici, la struttura cristallina dell'acqua.
Ciò si ottiene con l'aiuto di una speciale risonanza, dove il ritmo 454 Hz si sovrappone al ritmo 4,54 Hz, creando così un “cristallo acustico” che entra in risonanza con l'acqua al livello molecolare. Questa risonanza è capace di modificare la struttura di grandi volumi d'acqua anche tramite un'azione piuttosto debole.

Si potrebbe raffigurare graficamente così, questo processo:
immaginate una catena di tessere di domino che si stende tra Mosca e Khabarovsk. Ogni tessera di domino successiva è di poco più grande di quella precedente. Se a Khabarovsk l'altezza della prima tessera è pari a 2 cm, a Mosca una tessera è alta quanto un palazzo di 16 piani. Per travolgerla occorre spingere la prima tessera, quella di Khabarovsk. La risonanza è una reazione a catena simile a questa, quando la modifica di una molecola provoca una catena di reazioni e, successivamente, porta ai cambiamenti su grande scala. Questa tecnologia è stara applicata nel programma “L'acqua strutturata”: un'azione acustica debole innesca un meccanismo capace di cambiare una struttura di grandi dimensioni.
Come adoperare questo programma?

È una meditazione sulla frequenza 545 Hz, e potete meditare come al solito, con le cuffie (si otterrà l'effetto più forte), oppure ascoltarlo tramite uno stereo sistema di qualità (“home theater”). La colonna sonora è stata trattata nel formato Dolby Surround Sound 5.1. Potete leggere su come meditare nell'articolo “Come meditare in maniera corretta”.
Nel corso della meditazione si avrà la strutturazione dell'acqua che contiene il vostro organismo.

Questa meditazione può essere usata per strutturare l'acqua potabile a casa vostra. E' preferibile usare uno stereo di qualità. Mettete il vaso con l'acqua a pari distanza dalle casse e accendete il programma. Si usa l'acqua di fonte, o quella scongelata, che ha già una struttura simile a quella naturale. Ma non è obbligatorio, potete usare anche l'acqua del rubinetto. Mettete il programma non troppo forte, e aspettate 40 minuti (il suono più forte non porterà ad una strutturazione più forte o veloce).

Potete usare l'acqua strutturata per berla o per cucinare. Vedrete da soli, che l'acqua cambierà il gusto e il colore, potrete compararla con quella normale.

Non si consiglia l'ascolto di questo programma ai malati di epilessia, ai portatori di pacemaker, alle donne in stato di gravidanza e ai ragazzi minori di 16 anni.

https://it.advanced-mind-institute.org/negozio/meditazioni-generiche/l_aqua-strutturata.html

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